Quando si parla di vitamina D e capelli si intende il rapporto tra questa vitamina, prodotta dalla pelle esposta al sole, e il ciclo di crescita del follicolo. Il follicolo possiede recettori per la vitamina D e livelli bassi sono stati osservati in diverse forme di caduta. Che integrarla faccia ricrescere i capelli, però, non è dimostrato.
Il recettore nel follicolo
Le cellule che formano il capello, i cheratinociti del follicolo, contengono nel nucleo il recettore della vitamina D, che si attiva soprattutto quando il capello è in fase di crescita. Il recettore aiuta il follicolo a ripartire con un nuovo ciclo dopo la fase di riposo. Le persone nate con un recettore difettoso perdono i capelli fin da piccole.
C’è però un dettaglio che spesso si perde. Negli studi sugli animali la caduta dipende dal recettore che non funziona, non dalla semplice mancanza di vitamina: i topi senza la forma attiva della vitamina D conservano il pelo. È uno dei motivi per cui dal ruolo del recettore non si può concludere che più vitamina D significhi più capelli.
Cosa dicono gli studi sulle diverse cadute
Il legame più solido riguarda l’alopecia areata. Una meta-analisi di studi osservazionali ha trovato valori di vitamina D più bassi in chi ne soffre rispetto ai controlli, e in alcune ricerche i livelli scendono con l’aumentare della gravità. Resta aperta la domanda se la carenza contribuisca alla malattia o ne sia una conseguenza, per esempio perché chi ha chiazze evidenti tende a stare meno al sole.
Per l’effluvio telogen e per il diradamento femminile i risultati si contraddicono: alcuni lavori trovano valori più bassi, altri nessuna differenza. Sull’alopecia androgenetica maschile i dati sono pochi. Negli ultimi anni sono stati studiati anche gli analoghi della vitamina D da applicare sulla pelle, farmaci nati per la psoriasi, nell’alopecia areata. Si tratta di un uso off-label con studi ancora piccoli, che solo il dermatologo può valutare.
Integrare o no
Se un esame mostra una carenza, correggerla ha senso per le ossa e per la salute in generale, e può togliere di mezzo un fattore che ostacola la ricrescita. Se i valori sono normali, aggiungere vitamina D non porta capelli in più. Anche shampoo e lozioni che la contengono non hanno prove di efficacia contro la caduta. La vitamina D in eccesso si accumula e alza il calcio nel sangue, quindi le quantità le decide il medico.
Nella pratica la vitamina D è uno dei parametri che vale la pena controllare quando la caduta non ha una causa evidente, insieme a ferritina, tiroide e B12. Un valore basso raramente spiega tutto da solo: va letto insieme all’esame del cuoio capelluto e alla storia della caduta.
Domande frequenti
Quale vitamina D fa bene ai capelli?
Non esiste una vitamina D specifica per i capelli. Esistono due forme principali, la D2 di origine vegetale e la D3, che è quella prodotta dalla pelle e usata nella maggior parte dei preparati. Conta soprattutto correggere un eventuale valore basso, nella forma e nella quantità indicate dal medico dopo un esame del sangue.
Quali sono i sintomi della carenza di vitamina D nei capelli?
Non ci sono segni tipici sui capelli. Una carenza può accompagnarsi a una caduta diffusa o a un’alopecia areata, ma lo stesso quadro ha molte altre cause possibili. Più spesso la mancanza di vitamina D si manifesta con stanchezza, dolori muscolari o ossei. L’unico modo per saperlo è un prelievo di sangue.
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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.