Tricotillomania

La tricotillomania è un disturbo in cui una persona sente il bisogno ricorrente di strapparsi capelli o peli e fatica a smettere, anche quando vorrebbe. Il risultato sono chiazze diradate sul cuoio capelluto, sulle sopracciglia o sulle ciglia. I manuali psichiatrici la collocano tra i disturbi correlati a quello ossessivo-compulsivo.

Come si manifesta

Il gesto può avere due forme, spesso presenti nella stessa persona. Nella prima è quasi automatico: avviene mentre leggi, guardi un film, studi o guidi, e ti accorgi di averlo fatto solo quando vedi i capelli sul tavolo. Nella seconda è più consapevole e serve a scaricare una tensione: prima cresce un disagio, poi lo strappo porta sollievo, a volte seguito da vergogna. Alcune persone cercano capelli con una consistenza particolare, li arrotolano tra le dita, li osservano o li mordono.

Le zone più colpite sono la sommità della testa e i lati, più comodi da raggiungere con la mano dominante, ma il disturbo può riguardare anche ciglia, sopracciglia, barba e peli del corpo. Molti nascondono le chiazze con acconciature, cappelli o trucco e ne parlano tardi, perché temono di essere giudicati.

Chi colpisce e perché

Si stima che riguardi una o due persone su cento. Spesso comincia intorno alla pubertà; negli adulti è più frequente nelle donne. Nei bambini piccoli può comparire come abitudine passeggera, simile al succhiarsi il pollice, che tende a sparire da sola. Capita spesso che si accompagni ad altri gesti ripetitivi rivolti al corpo, come tormentarsi la pelle o mangiarsi le unghie.

Una causa unica non c’è. Contano una predisposizione familiare, il modo in cui il cervello regola gli impulsi e le abitudini, e la gestione delle emozioni: stress, ansia, noia e periodi difficili rendono il gesto più frequente. Non è un vizio né una questione di forza di volontà, e rimproverare chi ne soffre di solito peggiora le cose.

Cosa vede il tricologo sul cuoio capelluto

L’aspetto tipico è una chiazza dai bordi irregolari che non è mai del tutto liscia: dentro ci sono capelli spezzati a lunghezze diverse, alcuni corti e ruvidi al tatto, altri appena ricresciuti. La pelle di solito è sana, senza arrossamento né desquamazione. Con la tricoscopia, il dermatoscopio applicato al cuoio capelluto, compaiono segni caratteristici: fusti spezzati e sfilacciati in cima, capelli arricciati o con la punta a fiamma, puntini neri dove il capello si è rotto a livello della pelle.

Questo esame aiuta a distinguere la tricotillomania dall’alopecia areata, che crea chiazze più regolari, e dalle infezioni da funghi come la tigna. Se il quadro resta dubbio si può fare una piccola biopsia. La diagnosi corretta conta anche per chi sta vicino al paziente: a volte un genitore porta un figlio dal tricologo convinto che si tratti di una malattia dei capelli, quando il problema è il gesto.

Possibili conseguenze

Se lo strappo si ferma, nella maggior parte dei casi i capelli ricrescono. Anni di trazione ripetuta sulla stessa zona, però, possono danneggiare i follicoli fino a lasciare aree dove la ricrescita resta scarsa. Qualcuno ingoia i capelli strappati: nel tempo possono formare nello stomaco un groviglio chiamato tricobezoar, che provoca dolore addominale, nausea e a volte richiede un intervento. A tutto questo si sommano spesso disagio sociale, isolamento e calo dell’autostima.

Come si tratta

La terapia con le prove migliori è psicologica, di tipo cognitivo-comportamentale. Il metodo più usato si chiama habit reversal training: impari a riconoscere le situazioni e le sensazioni che precedono lo strappo e a sostituire il gesto con un’azione incompatibile, per esempio stringere un oggetto o tenere le mani occupate. Spesso si aggiungono tecniche per gestire tensione ed emozioni. Piccoli accorgimenti pratici, come indossare guanti sottili la sera o tenere i capelli raccolti, rendono il gesto meno automatico.

I farmaci hanno un ruolo secondario. Lo psichiatra può valutare alcuni antidepressivi o un integratore come la N-acetilcisteina, ma si tratta di usi fuori indicazione con risultati variabili, da decidere caso per caso. Le lozioni anticaduta non risolvono il problema finché lo strappo continua; possono avere senso più avanti, se la ricrescita è lenta.

Il percorso funziona meglio quando psicologo e tricologo lavorano insieme. Una visita tricologica serve a confermare la diagnosi, a valutare lo stato dei follicoli e a seguire la ricrescita nel tempo con foto e tricoscopia. Vedere i capelli che tornano è spesso un incoraggiamento concreto a proseguire.

Domande frequenti

Come capire se si soffre di tricotillomania?

Il segnale principale è l’abitudine ripetuta di strapparsi capelli o peli, con tentativi falliti di smettere e chiazze visibili. Spesso il gesto avviene in momenti di noia, concentrazione o tensione. Se ti riconosci, parlane con il medico o con uno psicologo: la diagnosi si basa sul colloquio e sull’esame del cuoio capelluto.

I capelli ricrescono dopo la tricotillomania?

Di solito sì, se lo strappo si interrompe. Servono però alcuni mesi, perché il follicolo deve completare un nuovo ciclo di crescita, e all’inizio i capelli possono sembrare più sottili o di consistenza diversa. Dopo molti anni di strappi sulla stessa area alcuni follicoli possono restare danneggiati e la ricrescita può essere incompleta.

Come si guarisce dalla tricotillomania?

Il trattamento più efficace è una psicoterapia cognitivo-comportamentale mirata, che insegna a riconoscere i momenti a rischio e a sostituire il gesto. Molte persone riducono molto lo strappo o smettono, anche se nei periodi di stress possono esserci ricadute. In alcuni casi lo specialista affianca un farmaco.

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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.

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