Trapianto capelli: rischi

I rischi del trapianto di capelli sono gli effetti indesiderati e le complicanze che possono seguire il prelievo di follicoli dalla nuca e il loro reinnesto nelle zone diradate. Quasi sempre si tratta di disturbi passeggeri come gonfiore, crosticine e prurito. Più di rado compaiono infezioni, cicatrici visibili, necrosi della cute o un’area donatrice impoverita.

Cosa aspettarsi nelle prime settimane

Dopo l’intervento la fronte tende a gonfiarsi: il liquido dell’anestesia scende verso il basso, il gonfiore raggiunge il massimo dopo due o tre giorni e in genere sparisce entro una settimana. Nelle zone trapiantate si formano piccole croste che si staccano con i lavaggi. Il cuoio capelluto può rimanere intorpidito o prudere per qualche settimana, più a lungo nell’area di prelievo.

Un fenomeno che spaventa molti pazienti è lo shock loss. Tra il primo e il secondo mese cadono una parte dei capelli trapiantati e, a volte, anche alcuni capelli nativi vicini agli innesti. Il trauma chirurgico spinge quei follicoli in fase di riposo, ma nella grande maggioranza dei casi ricrescono nei mesi successivi. È un effetto più frequente nelle donne e in chi ha capelli già miniaturizzati attorno alla zona trattata.

Le complicanze meno comuni

La follicolite, cioè una serie di brufoletti attorno agli innesti, è una delle complicanze riportate più spesso: di solito si risolve con l’igiene e, se serve, con una terapia indicata dal medico. Le infezioni vere sono rare. Nella zona donatrice possono restare puntini bianchi ipopigmentati, poco visibili con i capelli lunghi ma evidenti con una rasatura molto corta.

La necrosi della zona ricevente è rara e però seria: la cute non riceve abbastanza sangue e alcune aree si ulcerano, con perdita degli innesti e possibili cicatrici. Il rischio sale nei fumatori, nelle persone con diabete o problemi circolatori e quando gli innesti vengono impiantati troppo fitti.

I rischi che si vedono negli anni

Alcuni problemi non si notano subito. Se dalla nuca si prelevano troppe unità follicolari, l’area donatrice si dirada in modo irregolare e non c’è modo di ripopolarla. Una linea frontale disegnata troppo bassa può sembrare naturale a 25 anni e fuori posto a 50. Inoltre il trapianto non ferma l’alopecia androgenetica: i capelli nativi attorno agli innesti possono continuare a cadere e lasciare zone trapiantate isolate, che spesso richiedono un nuovo intervento o una terapia medica di mantenimento.

Chi corre più rischi e come ridurli

Il rischio cresce con il fumo, con malattie croniche non controllate e con una storia personale di cicatrici anomale. Conta anche la diagnosi: un’alopecia ancora molto attiva, un’area donatrice povera o un’alopecia cicatriziale non riconosciuta, come il lichen planopilare, possono compromettere il risultato. Molte complicanze gravi descritte negli ultimi anni vengono da strutture poco regolamentate, dove gran parte dell’intervento è affidata a personale non medico. Prima di un trapianto di capelli serve una valutazione che misuri la riserva donatrice, stabilisca come evolverà la caduta e chiarisca cosa ci si può realisticamente aspettare.

Domande frequenti

Quando è sconsigliato il trapianto di capelli?

È sconsigliato quando la zona donatrice è troppo povera, quando la caduta è diffusa e ancora instabile o quando si tratta di alopecia areata o di un’alopecia cicatriziale in fase attiva. Anche aspettative irrealistiche, un’età molto giovane o problemi di salute non controllati sono buoni motivi per rimandare o scegliere un’altra strada.

Quanto è doloroso un trapianto di capelli?

L’intervento si svolge in anestesia locale: si sentono soprattutto le punture iniziali, poi il fastidio è modesto. Nei giorni successivi la nuca e la zona ricevente possono essere indolenzite e tese, ma il dolore si controlla di solito con i comuni antidolorifici indicati dal medico.

Un trapianto di capelli può fallire?

Sì, anche se nelle mani giuste capita di rado. Il risultato delude quando gli innesti attecchiscono poco, per una manipolazione scorretta, una densità eccessiva o una cattiva circolazione, oppure quando l’alopecia avanza attorno alla zona trapiantata. Una buona selezione del paziente riduce molto questo rischio.

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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.

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