Tigna del cuoio capelluto

Con tigna del cuoio capelluto si indica, nel linguaggio comune, la tinea capitis: un’infezione da funghi che invade la pelle della testa e il fusto dei capelli. Lascia aree che si sfaldano, dove i capelli si rompono vicino alla radice o cadono. Si trasmette per contatto e, accanto ai bambini, oggi riguarda spesso ragazzi e giovani uomini.

Un nome antico per forme diverse

Tigna deriva dal latino tinea, la tarma che rode i tessuti: una chiazza piena di capelli spezzati ricordava una stoffa rosicchiata. Sotto la stessa parola stanno però quadri diversi. Nella forma microsporica, spesso trasmessa da cani e gatti, c’è in genere un’unica chiazza ampia e grigiastra, con i capelli troncati a pochi millimetri. In quella tricofitica le chiazze sono piccole e numerose e i capelli si rompono a filo della pelle, lasciando puntini neri. Il kerion è la reazione più infiammata, con gonfiore e pus. La tigna favosa, con croste giallastre a forma di scodella, in Europa è ormai quasi scomparsa.

Il fungo che passa dal barbiere

In Svizzera i dermatologi segnalano da alcuni anni un aumento delle infezioni da Trichophyton tonsurans, un fungo che si trasmette da persona a persona. Colpisce soprattutto ragazzi e giovani uomini che si fanno sfumare nuca e tempie con macchinetta e rasoio: se gli strumenti non vengono disinfettati tra un cliente e l’altro, le spore penetrano nelle microlesioni della rasatura. Prurito e piccole chiazze squamose compaiono proprio dove il taglio è più corto, a volte anche sul collo o nella barba. Il fungo sopravvive a lungo su lame e pettini e in casa può passare a fratelli e partner.

Negli adulti è rara ma sfugge facilmente

Dopo la pubertà il sebo rende il cuoio capelluto meno adatto a questi funghi, quindi negli adulti la tigna è poco comune. Proprio per questo viene riconosciuta tardi: può somigliare a una dermatite seborroica o a una psoriasi e restare per mesi senza la cura adatta. Sono più esposte le donne dopo la menopausa, le persone con difese immunitarie ridotte e chi vive a stretto contatto con bambini o animali infetti.

Gli errori da evitare

Una crema al cortisone su una chiazza che prude sembra una soluzione rapida, ma su un’infezione da funghi attenua il rossore mentre il fungo continua a crescere e cambia aspetto, rendendo la diagnosi più difficile. Le creme antimicotiche da sole non arrivano dentro il follicolo. Meglio non grattare né radere la zona, non condividere pettini, cappelli e rasoi e rimandare il barbiere finché la cura non è finita. Prima di prendere qualsiasi farmaco serve un prelievo di squame e capelli per l’esame micologico, perché la terapia dipende dal fungo.

La ricrescita dopo la cura

Nella maggior parte dei casi il fungo danneggia il fusto ma risparmia la parte profonda del follicolo, e con una terapia completa i capelli tornano nel giro di alcuni mesi. Il rischio di zone calve definitive riguarda soprattutto il kerion trascurato e la forma favosa. Quando noti un’area che si sfalda e perde capelli nei giorni successivi a una rasatura, oppure una macchia che dopo due o tre settimane resta uguale, una visita tricologica consente di fare il prelievo e avviare la cura giusta.

Domande frequenti

Come capire se si ha la tigna in testa?

I segnali tipici sono chiazze rotonde con squame grigiastre e capelli spezzati molto corti, oppure puntini neri dove i capelli si sono rotti a filo della pelle. Possono esserci prurito e linfonodi gonfi sul collo. Solo l’esame al microscopio e la coltura di squame e capelli confermano la diagnosi, perché altre malattie si somigliano.

Dopo la tigna i capelli ricrescono?

Di solito sì, perché nella maggior parte delle forme il fungo non distrugge il follicolo. La ricrescita richiede qualche mese dopo la fine della terapia. Solo le forme molto infiammate, come il kerion non curato, o la rara tigna favosa possono lasciare cicatrici dove i capelli non tornano.

Cosa non fare con la tigna?

Non applicare creme al cortisone, non grattare la chiazza e non strapparne i capelli, non sospendere la terapia appena l’aspetto migliora e non condividere pettini, rasoi, asciugamani o cappelli. Evita anche il barbiere finché il medico non conferma la guarigione, per non diffondere il fungo ad altri.

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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.

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