Il plasma ricco di piastrine è un emoderivato autologo: si preleva un po’ del tuo sangue, lo si centrifuga e se ne raccoglie la frazione liquida in cui le piastrine sono molto più numerose del normale. Queste cellule liberano proteine che stimolano la riparazione dei tessuti, per cui il preparato trova impiego in ortopedia, dermatologia e tricologia.
Che cosa contiene
Il sangue è formato da una parte liquida, il plasma, e da cellule: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Le piastrine sono frammenti cellulari che intervengono per primi quando un vaso si lesiona. Al loro interno custodiscono granuli pieni di proteine segnale, i fattori di crescita, tra cui PDGF, VEGF, TGF-beta, EGF e IGF-1. Una volta liberate, queste proteine richiamano le cellule che riparano i tessuti, favoriscono la nascita di piccoli vasi e la produzione di nuova matrice. L’idea è portare una dose concentrata di questi segnali proprio nel punto in cui servono.
Non esiste un unico preparato
Con lo stesso nome si indicano prodotti piuttosto diversi tra loro. Contano il numero di centrifugazioni, una o due, e la velocità impostata. Conta quanto si concentrano le piastrine rispetto al sangue di partenza e se nel prodotto finale restano anche globuli bianchi: si parla allora di forme ricche o povere di leucociti. Alcuni protocolli aggiungono calcio o trombina per attivare le piastrine prima dell’uso, altri lasciano che si attivino da sole nel tessuto. Esiste poi una variante preparata senza anticoagulante, la fibrina ricca di piastrine (PRF), che assume la consistenza di un gel.
Queste differenze spiegano in parte perché gli studi danno risultati così variabili e perché è difficile confrontare un centro con un altro. In commercio esistono molti kit di preparazione, ognuno con una resa propria. Chiedere come viene preparato il plasma e quale concentrazione si ottiene è una domanda legittima.
Dove si usa in medicina
Gli impieghi più studiati riguardano tendini, articolazioni e muscoli, per esempio le tendinopatie croniche e l’artrosi del ginocchio nelle fasi iniziali. Lo si usa anche in chirurgia orale, per ulcere della pelle che guariscono a fatica e in medicina estetica. In tricologia viene iniettato nel cuoio capelluto soprattutto nell’alopecia androgenetica, talvolta come supporto dopo un trapianto; procedura, sedute e risultati sono descritti nella voce dedicata al PRP.
Sicurezza e limiti
Dato che è ricavato da te e usato su di te, non trasmette infezioni da altre persone e non provoca rigetto. I disturbi più comuni sono dolore, gonfiore o arrossamento nella zona trattata per un paio di giorni. Non è adatto a chi ha piastrine molto basse o una malattia del sangue non stabilizzata, un’infezione nella zona da trattare o un tumore attivo. Prima di sceglierlo per i capelli bisogna capire se la tua caduta può davvero trarne vantaggio: una visita tricologica chiarisce che tipo di alopecia hai e quanti follicoli sono ancora attivi.
Domande frequenti
Quali sono gli effetti collaterali del plasma ricco di piastrine?
Di solito sono lievi e passano in fretta: dolore durante e dopo l’iniezione, gonfiore, arrossamento e a volte un piccolo livido nel punto del prelievo. Nelle articolazioni il dolore può aumentare per qualche giorno prima di migliorare. Le infezioni sono rare quando la preparazione avviene in condizioni sterili.
Chi non può fare il PRP?
Si evita se hai piastrine molto basse o una malattia del sangue non ancora stabilizzata, se c’è un’infezione nella zona da trattare o un tumore attivo. Anticoagulanti, antiaggreganti e antinfiammatori vanno segnalati: aumentano il rischio di lividi o possono ridurre l’effetto del preparato. Febbre, una malattia acuta o una gravidanza sono motivi per rimandare. Il medico valuta caso per caso, se serve con un esame del sangue.
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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.