Malassezia

La Malassezia è un genere di lieviti, cioè funghi microscopici, che vive sulla pelle di quasi tutte le persone, soprattutto dove si produce più sebo, come il cuoio capelluto. Di norma non dà problemi. Quando si moltiplica troppo o la pelle reagisce in modo eccessivo alla sua presenza, contribuisce a forfora, dermatite seborroica e altri disturbi cutanei.

Perché vive dove c’è sebo

La Malassezia non riesce a produrre da sola alcuni grassi di cui ha bisogno, quindi li prende dal sebo. Per farlo usa degli enzimi che scompongono i trigliceridi della pelle e liberano acidi grassi. Alcuni di questi, come l’acido oleico, in chi è predisposto irritano lo strato superficiale dell’epidermide: le cellule si rinnovano più in fretta del normale, si staccano a gruppi e formano le squame bianche o giallastre che conosci come forfora.

Sul cuoio capelluto le specie più frequenti sono Malassezia globosa e Malassezia restricta. La quantità di lieviti conta, ma conta anche la sensibilità della persona: due individui con la stessa colonizzazione possono avere una pelle tranquilla l’uno e infiammata l’altro.

Disturbi collegati

Sul cuoio capelluto la Malassezia è coinvolta nella forfora e nella dermatite seborroica, che aggiunge arrossamento e prurito e può estendersi a sopracciglia, ali del naso e dietro le orecchie. Sul corpo provoca la pitiriasi versicolor, con macchie chiare o brunastre su petto e schiena, e una forma di follicolite con piccoli brufoli che prudono. Freddo, stress, sudorazione e cambi ormonali tendono a far peggiorare i sintomi; un sistema immunitario indebolito li rende più intensi e ostinati. Non dipende da scarsa igiene e non si trasmette tra persone come un’infezione.

Come si tiene sotto controllo

La Malassezia non si elimina per sempre, perché fa parte della flora normale della pelle. L’obiettivo è ridurla e calmare l’infiammazione. Si usano shampoo e lozioni con principi attivi antimicotici, come ketoconazolo e ciclopirox, oppure con sostanze come piritione di zinco e solfuro di selenio. Di solito si comincia con applicazioni più frequenti e poi si passa a un uso di mantenimento, perché dopo la sospensione i sintomi tendono a tornare. Nei casi estesi o resistenti il medico può prescrivere un antimicotico per bocca.

Squame, prurito e capelli che cadono non hanno sempre la stessa origine: psoriasi, dermatite da contatto e alcune infezioni possono sembrare simili. Se gli shampoo non bastano o il fastidio si accompagna a un diradamento, una visita tricologica con tricoscopia aiuta a capire cosa succede sulla pelle e a impostare il trattamento giusto.

Domande frequenti

Come capire se ho la Malassezia?

La Malassezia ce l’hanno quasi tutti, quindi la domanda utile è se sta causando un disturbo. I segnali tipici sono squame unte o secche, prurito e arrossamento nelle zone ricche di sebo. La diagnosi è soprattutto clinica: il medico osserva la pelle e solo di rado serve un esame al microscopio.

Cosa succede se non si cura la Malassezia?

Di per sé non è pericolosa. Se però la forfora o la dermatite seborroica restano senza trattamento, prurito e infiammazione possono peggiorare, e grattarsi irrita ancora di più la pelle. Un cuoio capelluto infiammato a lungo può aumentare la caduta dei capelli in chi è predisposto.

Quali cibi evitare se ho la Malassezia?

Non esiste una dieta che elimini questi lieviti dalla pelle e gli studi sul legame tra alimenti e dermatite seborroica sono pochi. Un’alimentazione equilibrata, con meno zuccheri e alcol, può aiutare in generale la pelle, ma non sostituisce shampoo e lozioni mirate.

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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.

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