Ipotricosi

L’ipotricosi è una condizione in cui capelli o peli sono meno numerosi, più sottili o più corti del normale fin dalla nascita o dai primi anni di vita. Si distingue dall’alopecia, che indica la perdita di capelli prima presenti. Di solito ha un’origine genetica e può riguardare il solo cuoio capelluto oppure anche sopracciglia, ciglia e peli del corpo.

Una crescita che non arriva, più che una caduta

La differenza con l’alopecia non è solo di parole. Nell’ipotricosi i follicoli sono pochi, piccoli o costruiti in modo difettoso fin dall’inizio, e producono capelli fini, fragili o corti. Spesso i genitori raccontano di un bambino che ha avuto pochissimi capelli da piccolo e che non ha mai avuto una chioma folta. Nell’uso clinico la parola si trova anche in espressioni come ipotricosi delle ciglia, per indicare ciglia rade o corte.

Le forme ereditarie isolate

Alcune ipotricosi colpiscono solo i capelli e i peli, senza altri disturbi. L’ipotricosi semplice è molto rara: i capelli, radi, fini e corti, si diradano in modo diffuso e progressivo a partire di solito dalla prima infanzia. In alcune famiglie riguarda solo il cuoio capelluto, in altre anche il corpo. Esistono diverse varianti, legate a geni differenti e trasmesse in modo dominante o recessivo.

L’ipotricosi di Marie Unna ha un decorso particolare. Alla nascita capelli, sopracciglia e ciglia sono scarsi; nell’infanzia ricrescono ruvidi e crespi; dalla pubertà cominciano a diradarsi progressivamente, con un andamento che ricorda la calvizie comune e può arrivare a una perdita quasi totale. Si trasmette in modo dominante: chi ne è affetto ha una probabilità su due di passarla a ciascun figlio.

Quando fa parte di un quadro più ampio

In altri casi l’ipotricosi accompagna una sindrome genetica. Le più note sono le displasie ectodermiche, in cui oltre ai capelli possono essere coinvolti denti, unghie e ghiandole del sudore. Per questo il medico, davanti a un bambino con capelli molto radi, guarda anche la dentatura, le unghie, la pelle e la crescita.

Come si arriva alla diagnosi

Contano la storia familiare, l’età in cui il problema è comparso e le fotografie dei primi anni. La tricoscopia e l’esame al microscopio del fusto mostrano spessore, forma e fragilità dei capelli; in alcuni casi si ricorre a una piccola biopsia e, per confermare la forma ereditaria, al test genetico. È importante escludere cause acquisite e curabili che nei bambini possono somigliare a un’ipotricosi, come un’alopecia areata diffusa, una micosi, una carenza nutrizionale o un problema di tiroide.

Che cosa si può fare

Per le forme ereditarie non esiste una terapia che corregga la causa. In alcuni casi descritti in letteratura il minoxidil ha dato un certo miglioramento, con risposte molto diverse da una persona all’altra e sempre su indicazione dello specialista. Il trapianto è spesso poco indicato, perché anche la zona donatrice tende a essere povera di capelli. Restano le soluzioni estetiche, come protesi e tricopigmentazione, e il sostegno psicologico quando il disagio pesa. Una visita tricologica aiuta a capire se si tratta davvero di un’ipotricosi e quali possibilità sono realistiche nel tuo caso.

Domande frequenti

Come si chiama la malattia che non fa crescere i peli?

Quando capelli e peli sono scarsi fin dalla nascita si parla di ipotricosi. Se mancano del tutto si usa il termine atrichia. Sono condizioni rare, quasi sempre di origine genetica, e vanno distinte dalle alopecie, in cui capelli prima normali cadono. Una diagnosi precisa permette di capire se il problema è isolato o fa parte di una sindrome.

L’ipotricosi è ereditaria?

Nella maggior parte dei casi sì. Alcune forme si trasmettono in modo dominante, e basta un genitore affetto; altre in modo recessivo, e possono comparire in un figlio di genitori sani che portano entrambi la variante genetica. Una consulenza genetica aiuta a capire il rischio per eventuali figli.

L’ipotricosi si può curare?

Le forme ereditarie non hanno una cura che ripari il difetto del follicolo. Alcuni trattamenti, come il minoxidil, possono migliorare un po’ la densità in certi casi, ma i risultati sono variabili. Per la vita di tutti i giorni si ricorre spesso a protesi o tricopigmentazione. Prima di tutto, però, bisogna escludere cause curabili che le somigliano.

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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.

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