La fotobiomodulazione è l’uso di luce rossa o del vicino infrarosso a bassa potenza per modificare il comportamento delle cellule, senza scaldare né danneggiare i tessuti. In tricologia si applica al cuoio capelluto con caschi, cuffie o pettini a LED o laser, come supporto nel trattamento dell’alopecia androgenetica e del diradamento.
Da una scoperta casuale a un nome nuovo
Tutto parte nel 1967 da un esperimento del medico ungherese Endre Mester. Voleva capire se il laser potesse causare tumori: rasò il dorso di alcuni topi, li irradiò con un fascio debole e notò che il pelo ricresceva più in fretta che negli animali non trattati. Per decenni si è parlato di laserterapia a bassa intensità, in inglese LLLT. Da una decina d’anni gli specialisti preferiscono il termine fotobiomodulazione, perché anche i LED producono effetti simili e perché la luce, a seconda della dose, può stimolare oppure frenare un processo biologico.
Che cosa fa la luce al follicolo
Le lunghezze d’onda impiegate stanno di solito tra 630 e 680 nanometri (rosso) oppure tra 800 e 900 circa (vicino infrarosso). A queste frequenze la luce attraversa la pelle e arriva al bulbo, dove viene assorbita soprattutto da un enzima dei mitocondri, la citocromo c ossidasi. La cellula ha così più energia a disposizione, si libera ossido nitrico che dilata i piccoli vasi e l’infiammazione locale tende a calare. Secondo l’ipotesi più condivisa, il follicolo resta più a lungo in fase di crescita (anagen) e produce un fusto un po’ più spesso.
Cosa dicono gli studi sui capelli
Gli studi che confrontano apparecchi veri con dispositivi finti mostrano, nell’alopecia androgenetica di uomini e donne, un aumento medio della densità dei capelli. Le revisioni segnalano però parecchi limiti: casistiche piccole, ricerche spesso finanziate dai produttori, apparecchi e protocolli diversi tra loro. Il beneficio è in genere moderato e inferiore a quello dei farmaci. Serve più a rallentare il diradamento e a irrobustire capelli ancora presenti che a farne nascere di nuovi. Dove il follicolo è scomparso, come nelle alopecie cicatriziali avanzate, la luce non ha nulla su cui agire. Per l’alopecia areata e altre forme i dati restano scarsi.
Come si svolge il trattamento
Esistono apparecchi da studio e dispositivi per l’uso domestico. Una seduta dura da pochi minuti a mezz’ora e va ripetuta più volte alla settimana, per mesi. Se il trattamento funziona, i cambiamenti diventano visibili dopo almeno quattro mesi, più spesso sei. Quando smetti l’effetto si perde gradualmente. Molti tricologi la usano in abbinamento ad altre terapie, per esempio al minoxidil, e alcuni studi indicano che la combinazione dà risultati migliori dei due trattamenti presi da soli.
Tollerabilità e cautele
Di solito non dà fastidio. Qualcuno avverte un lieve calore, prurito o arrossamento, e nelle prime settimane può esserci una caduta temporanea più abbondante. Parlane con il medico se prendi farmaci che rendono la pelle sensibile alla luce, se hai nei o lesioni sospette sul cuoio capelluto o se sei in gravidanza, periodo per cui mancano dati. Evita di guardare direttamente la sorgente luminosa. Prima di spendere per un apparecchio conviene sapere che tipo di caduta hai: durante una visita tricologica si valuta se la fotobiomodulazione ha senso nel tuo caso e con quali terapie affiancarla.
Domande frequenti
La fotobiomodulazione funziona davvero sui capelli?
Nell’alopecia androgenetica gli studi controllati mostrano in media un miglioramento della densità rispetto ai dispositivi finti, ma l’effetto è modesto e varia molto da persona a persona. Funziona meglio sui follicoli ancora attivi e spesso viene proposta insieme ai farmaci, non al posto loro.
Quali sono le controindicazioni della fotobiomodulazione?
Non ci sono molte controindicazioni assolute. Serve prudenza con i farmaci fotosensibilizzanti, in presenza di lesioni sospette della pelle e in gravidanza, per cui non esistono studi. In caso di dubbi o di malattie della pelle in corso, chiedi al medico prima di iniziare.
Quanto dura una seduta di fotobiomodulazione?
Dipende dall’apparecchio e dal protocollo: da pochi minuti fino a circa mezz’ora. Più che la durata della singola seduta conta la regolarità, perché il trattamento va ripetuto più volte alla settimana per diversi mesi prima di poterne giudicare l’effetto.
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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.