Il defluvium, o defluvio, è in tricologia una perdita di capelli lenta e continua, spesso poco evidente giorno per giorno, in cui i follicoli si indeboliscono e producono capelli sempre più sottili. A differenza dell’effluvio, che è improvviso e di solito si risolve, il defluvium tende a durare nel tempo e a ridurre la densità della chioma.
Da dove viene la parola
Il termine viene dal verbo latino defluere, scorrere giù, e nei testi medici compare spesso nella forma completa defluvium capillorum. La distinzione tra effluvio e defluvio viene dalla tricologia italiana. Nella dermatologia di lingua tedesca, invece, defluvium ed effluvium sono usati come sinonimi per una caduta superiore al normale, mentre alopecia indica il diradamento visibile che ne risulta. Se trovi la parola su un referto, quindi, non è una diagnosi in sé: descrive il modo in cui i capelli si stanno perdendo, e la causa va indicata a parte.
Le due forme descritte dai tricologi
Nel defluvio in telogen, di gran lunga il più comune, i capelli cadono nella fase di riposo come avviene normalmente, ma osservati da vicino hanno un bulbo piccolo e un fusto sottile. È il segno che il follicolo si sta miniaturizzando, e per questo i tricologi lo chiamano anche defluvio di tipo androgenetico. Il numero di capelli persi al giorno può restare quasi normale; quello che cambia è che i capelli nuovi sono più deboli di quelli che sostituiscono.
Nel defluvio in anagen, molto più raro, i capelli si staccano mentre sono ancora in crescita. Questo segnala un danno più profondo e può indicare un’infiammazione che, se non si ferma, porta a un’alopecia cicatriziale. In questa forma il tempo per intervenire conta molto.
Come te ne accorgi
Il defluvium raramente spaventa all’inizio, proprio perché manca la caduta a ciocche. Più spesso noti che la coda di cavallo è più sottile di qualche anno fa, che sotto una luce dall’alto la pelle si vede di più, che la riga si allarga o che le tempie arretrano. Nella spazzola trovi capelli di spessore diverso, alcuni corti e sottili come peluria. A volte un effluvio sovrapposto, per esempio dopo una febbre o un periodo pesante, porta alla luce un defluvio che era già in corso.
Diagnosi e trattamento
Il medico parte dalla storia familiare e personale, poi esegue un test di trazione e osserva i capelli caduti per capire in che fase si sono staccati. La tricoscopia mostra se nelle zone colpite convivono capelli di calibro diverso, se gli sbocchi dei follicoli sono ancora presenti e se ci sono segni di infiammazione. Quando il dubbio riguarda una forma cicatriziale, una piccola biopsia chiarisce il quadro.
La terapia dipende dalla causa. Nel defluvio androgenetico si usano farmaci che rallentano la miniaturizzazione; nelle forme infiammatorie l’obiettivo è spegnere l’infiammazione prima che distrugga altri follicoli. In entrambi i casi si recupera di più quando si comincia presto. Se hai l’impressione che i capelli si stiano diradando lentamente, una visita tricologica ti dice se si tratta di un defluvio e di che tipo.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra alopecia e defluvium?
Il defluvium descrive il processo, cioè una perdita lenta e progressiva di capelli sempre più deboli. L’alopecia è il risultato visibile: una zona in cui i capelli sono diradati o assenti. Un defluvio non trattato può portare nel tempo a un’alopecia, per esempio a una stempiatura marcata o a un vertice scoperto.
Il defluvium dipende da una carenza di vitamine?
Di solito no. Le carenze, per esempio di ferro, si associano più spesso a un effluvio, cioè a una caduta diffusa e reversibile. Possono però peggiorare un defluvio già presente, quindi gli esami del sangue fanno parte della valutazione. Correggere una carenza aiuta, ma da solo non ferma una miniaturizzazione di origine androgenetica.
Il defluvium si può fermare?
Spesso si può rallentare o fermare, a patto di trovare la causa. Nelle forme androgenetiche le terapie mediche, usate con costanza, frenano la miniaturizzazione e a volte ispessiscono di nuovo i capelli. Nelle forme infiammatorie si cerca di bloccare il danno. I follicoli già persi, invece, non tornano.
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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.