L’alopecia cicatriziale è un gruppo di malattie in cui il follicolo del capello viene distrutto e sostituito da tessuto cicatriziale. Nelle zone colpite i capelli non possono più ricrescere, per cui le cure servono soprattutto a spegnere l’infiammazione e a impedire che la perdita si estenda ad altre aree del cuoio capelluto.
Forme primarie e secondarie
Si parla di forma primaria quando l’infiammazione prende di mira direttamente il follicolo. In alcune prevalgono i linfociti, come nel lichen planopilaris, nell’alopecia frontale fibrosante e nel lupus discoide, e colpiscono più spesso le donne. In altre prevalgono i neutrofili, con pustole e croste, come nella follicolite decalvante, più frequente negli uomini. Esistono poi forme miste, che senza un esame al microscopio sono difficili da inquadrare.
Le forme secondarie nascono invece da un danno che arriva dall’esterno o dagli strati vicini: ustioni, ferite, radioterapia, infezioni profonde, alcuni tumori della pelle. Anche una trazione esercitata per anni, con acconciature molto tirate, può alla fine lasciare cicatrici permanenti.
I segnali da non trascurare
La zona colpita appare liscia e lucida, e guardandola da vicino mancano i piccoli forellini da cui escono i capelli. Ai bordi, dove la malattia è ancora attiva, si notano spesso arrossamento, squame attorno alla base dei capelli, pustole oppure ciuffi di più capelli che spuntano dallo stesso punto. Molte persone riferiscono prurito, bruciore o dolore al tatto. Alcune forme però avanzano in silenzio, senza disturbi, e vengono scoperte solo quando la chiazza è già ampia.
Diagnosi e cure
La tricoscopia mostra l’assenza delle aperture follicolari e i segni di infiammazione, ma per capire di quale forma si tratta serve quasi sempre una biopsia, prelevata dal margine attivo della chiazza. Solo così il medico sceglie la terapia giusta: cortisonici sulla pelle o in infiltrazione, antibiotici per le forme con pustole, antimalarici o altri farmaci che modulano il sistema immunitario per le forme linfocitarie. Sono tutte cure su prescrizione, spesso lunghe, e i risultati si misurano in termini di stabilità più che di ricrescita.
Quando la malattia è spenta da tempo si può valutare il trapianto di capelli, sapendo che la pelle cicatriziale è meno irrorata e che il risultato è meno prevedibile. La decisione va presa insieme al medico che segue la malattia. In attesa, o in alternativa, esistono soluzioni di infoltimento non chirurgiche.
Il tempo conta più che in qualsiasi altra alopecia: ogni mese di infiammazione attiva può costare follicoli che non torneranno. Se noti una chiazza lucida, prurito o bruciore che non passano, oppure un’attaccatura frontale che arretra senza motivo, prenota una visita tricologica senza aspettare.
Domande frequenti
Come si cura l’alopecia cicatriziale?
La terapia dipende dalla forma, che si stabilisce con tricoscopia e biopsia. Si usano cortisonici, antibiotici o farmaci che modulano il sistema immunitario, sempre su prescrizione. Lo scopo è spegnere l’infiammazione e impedire che la perdita si allarghi. Quando la malattia è stabile da tempo si può valutare un trapianto.
Con l’alopecia cicatriziale i capelli ricrescono?
Nelle zone dove il follicolo è stato sostituito da tessuto cicatriziale i capelli non ricrescono. Ai margini, dove l’infiammazione è ancora in corso, alcuni follicoli possono essere salvati se la terapia inizia presto. Per questo la diagnosi precoce fa davvero la differenza.
Quali sono le cause dell’alopecia cicatriziale?
Nelle forme primarie è un’infiammazione, spesso di tipo autoimmune, a colpire il follicolo, come nel lichen planopilaris o nel lupus discoide. Nelle forme secondarie la causa è esterna: ustioni, traumi, radioterapia, infezioni profonde o una trazione esercitata per anni.
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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.