Grafts, al singolare graft, è il termine inglese con cui nel trapianto di capelli si indicano le piccole unità prelevate dalla zona donatrice e reimpiantate dove i capelli mancano, ciascuna con uno o più capelli e le loro radici. In italiano si chiamano innesti. Il loro numero è il dato con cui si pianificano e si confrontano gli interventi.
Dai tasselli degli anni Sessanta alle unità follicolari
Alla fine degli anni Cinquanta il dermatologo americano Norman Orentreich dimostrò che i capelli della nuca, spostati sulla sommità della testa, conservano la resistenza alla calvizie della zona da cui provengono. Su questo principio nacque il trapianto a punch: si prelevavano tasselli rotondi di pelle di circa quattro millimetri, ciascuno con un ciuffo di capelli. Il risultato, a ciuffi distanziati, ricordava la testa di una bambola. Negli anni Ottanta i tasselli si ridussero a mini e micro innesti, e a metà degli anni Novanta si affermò l’idea di trapiantare i capelli nei loro gruppi naturali, le unità follicolari. Da allora, nella maggior parte dei casi, un graft corrisponde a una di queste unità.
Perché il numero di grafts può ingannare
Il conteggio non segue regole uniformi. Alcuni centri dividono le unità con tre o quattro capelli in due grafts più piccoli: il totale sale, ma i capelli trapiantati restano gli stessi. Altri contano come graft anche frammenti con un solo capello ricavati da unità più grandi. Due preventivi con numeri molto diversi possono quindi descrivere interventi simili, e viceversa. Per confrontarli conviene chiedere anche quanti capelli si prevede di trasferire e come vengono contati gli innesti alla fine della seduta.
Che cosa decide se un graft attecchisce
La sopravvivenza si gioca in gran parte durante il prelievo e l’impianto. Se il bisturi o la fresa tagliano il follicolo di traverso, la parte profonda resta nella pelle e il graft produce un capello debole o nessuno. Un innesto spogliato del tessuto che lo circonda, schiacciato dalle pinze o inserito con forza è più fragile. Pesa anche il tempo che l’innesto passa fuori dalla pelle, dove rischia di seccarsi e resta senza sangue. Sulla distanza tra i fori le opinioni divergono: alcuni chirurghi temono che grafts molto ravvicinati crescano meno, mentre alcune osservazioni con tecniche moderne hanno trovato buona crescita anche a densità elevate.
Grafts per centimetro quadrato
Il chirurgo ragiona in densità, cioè in grafts per centimetro quadrato. Quella che si può impiantare in una seduta è inferiore alla densità naturale di un cuoio capelluto giovane, ma l’occhio percepisce una buona copertura anche con circa la metà dei capelli originari. Per questo si concentrano più grafts nella linea frontale e nella parte anteriore, che definiscono il viso, e se ne usano meno sul vertice.
Se stai valutando un trapianto di capelli, chiedi chi esegue il prelievo e l’impianto, quanti grafts e quanti capelli sono previsti, a quale densità verranno distribuiti e che cosa resterà disponibile per eventuali interventi futuri.
Domande frequenti
Graft e innesto sono la stessa cosa?
Sì. Graft è la parola inglese, innesto quella italiana, e indicano la stessa unità di tessuto con uno o più capelli e le loro radici, prelevata dalla zona donatrice e trasferita nella zona da infoltire. In medicina il termine graft si usa anche per pelle, osso o vasi sanguigni, ma nel contesto dei capelli ha sempre questo significato.
Perché due cliniche propongono numeri di grafts diversi per lo stesso caso?
Possono stimare in modo diverso l’estensione da coprire, la densità da raggiungere e la riserva disponibile sulla nuca. Influisce anche il modo di contare: dividere le unità follicolari più grandi aumenta il numero di grafts senza aggiungere capelli. Chiedere il numero di capelli previsto e il criterio di conteggio rende i preventivi confrontabili.
Quanti grafts si possono trapiantare in una seduta?
Dipende dalla zona donatrice, dalla tecnica e dall’esperienza dell’équipe. Si va da poche centinaia per una stempiatura limitata a qualche migliaio nei casi più estesi. Sedute molto lunghe affaticano operatori e tessuti e possono ridurre l’attecchimento, per questo nelle calvizie ampie l’intervento viene spesso diviso in più tempi.
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Pagina a cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Lugano.